Il nostro percorso

Quello di Davide e Giuseppe è un percorso costruito giorno dopo giorno tra muri a secco, sentieri, pendenze estreme e una costante ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione. È la storia di una Liguria contemporanea che sa rinnovarsi senza perdere sé stessa. Non c’è improvvisazione: solo fatica, intuizione e la volontà di far risuonare Bonassola in contesti nazionali e internazionali, con vini che raccontano l’autenticità e la bellezza del tempo lento.

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CAPITOLO III — è

Non tutto ciò che accade ha bisogno di essere spiegato. Non tutto ciò che succede chiede un nome, una forma, una conclusione. Ci sono esperienze che esistono prima delle parole e continuano anche dopo che le parole si sono fermate. È nasce lì. Nel momento in cui smettiamo di interpretare e restiamo semplicemente dentro ciò che sta accadendo. Dopo lo sguardo. Dopo la forma. Dopo il tentativo di capire. Resta una cosa sola: il fatto che qualcosa è avvenuto. Qualcosa ha avuto luogo. Qualcosa ci ha attraversati. E per un istante, è sufficiente. Il vino conosce bene questo stato. Non ha bisogno di essere definito mentre vive. Cambia. Si muove. Attraversa fasi che non possono essere fermate. Non si preoccupa di ciò che diventerà. È, finché è. E anche chi attraversa questo luogo entra, per un momento, nella stessa condizione. Non è chiamato a trattenere. Non è chiamato a comprendere fino in fondo. È chiamato solo a riconoscere che l’esperienza, mentre accade, è già completa. È non è una risposta. Non è una sintesi. Non è un punto di arrivo. È una sospensione. Un tempo breve in cui non serve aggiungere altro, perché ciò che c’è è già abbastanza. Come ogni cosa viva, non promette di durare. Non garantisce stabilità. Non chiede di essere conservata. Ma mentre accade, mentre passa, mentre si lascia attraversare— è. E questo, anche se cambia, anche se si attenua, anche se un giorno non si riconosce più— è già stato

Graziana Grassini, Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta

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Capitolo 2: Dissoluzione e Risoluzione

Ci sono momenti, nella vita di ciascuno, in cui tutto ciò che conoscevamo inizia a cambiare forma. Accade all’improvviso, come una fessura nel terreno sotto i nostri piedi, o in modo lento, impercettibile, come l’acqua che scava la roccia. Ed è lì che entriamo in contatto con la tensione profonda tra dissoluzione e risoluzione. Due forze apparentemente opposte, ma inseparabili, che definiscono i passaggi più autentici della nostra esistenza.

La dissoluzione non è solo un concetto astratto. È il momento in cui un amore finisce, in cui perdiamo un lavoro che ci definiva, in cui una malattia cambia il modo in cui abitiamo il corpo. È lo sguardo che non riconosciamo più allo specchio. È lo smarrimento nei silenzi di chi pensavamo ci sarebbe stato per sempre. Ma proprio da questi frammenti nasce la possibilità di una risoluzione: non come rimedio, ma come rinascita. Una nuova forma di senso che si costruisce con pazienza, ascolto, e una nuova vulnerabilità. La natura ci racconta da sempre questa storia. Le foglie cadono, si disfano sotto la pioggia, diventano humus. E da quella decomposizione, invisibile agli occhi, nasce la primavera. Ogni perdita è una semina. Ogni fine è anche inizio, ma solo se abbiamo il coraggio di attraversare il vuoto.

Alchimia: Nelle nostre vite, questa trasformazione non è mai neutra. È emotiva, incarnata. Chiunque abbia vissuto un lutto, un fallimento, un cambiamento radicale, conosce quel senso di essere stati svuotati. Ma è proprio in quel vuoto che si compie il lavoro alchemico: il processo misterioso e prezioso con cui ciò che siamo stati si rimescola con ciò che potremmo essere. L’alchimia, un tempo arte segreta, è oggi il nostro percorso più umano. Trasformare la fatica in coscienza. Il dolore in direzione. L’instabilità in scelta. E per farlo, dobbiamo imparare a lasciar andare. Le convinzioni che non ci servono più. Le maschere. I ruoli. Persino i nostri nomi, quando ci diventano stretti. La dissoluzione diventa allora un atto d’amore verso la nostra evoluzione.

Transizione: Ogni transizione è una soglia. La prima fase è spesso confusa, dolorosa. Ci sentiamo come in una casa che conoscevamo bene, ma che ora è vuota, o diversa. Un’amicizia che si spezza. Un’identità che si incrina. Un futuro che non si realizza. Eppure è in questo disorientamento che si apre lo spazio della possibilità. Un vuoto fertile, dove niente è più certo, ma tutto può nascere. Questo spazio non va riempito subito. Non serve decidere in fretta, ricostruire tutto di corsa. Serve restare. Ascoltare. Permettere a ciò che è nuovo di farsi strada piano, come un germoglio che non va strappato dalla terra troppo presto. Poi, lentamente, emerge la risoluzione. Una nuova forma di vita che non è la copia della precedente, ma un’espressione più autentica, radicata in ciò che abbiamo davvero imparato. La risoluzione è il momento in cui iniziamo a camminare di nuovo, ma con una direzione più nostra, più libera.

Equilibrio: Mantenere l’equilibrio tra dissoluzione e risoluzione richiede presenza. Saper stare nel mezzo. Non affrettare il processo, ma nemmeno restare imprigionati nella nostalgia. C’è una tentazione costante di tornare indietro, verso ciò che conoscevamo. O di correre avanti, verso una soluzione qualsiasi. Ma è nel rimanere in ascolto che accade la vera trasformazione. Trovare equilibrio significa dare voce alla nostra esperienza più intima, riconoscere che le rotture personali sono specchio delle fratture del mondo. E che in entrambi i casi, ogni crollo è anche un’opportunità per costruire qualcosa di più vero.

Dissoluzione e Risoluzione non sono solo fasi.
Sono un invito a percorrere la vita con più presenza, ad attraversare le soglie senza paura, a riconoscere nella fragilità non un limite, ma un accesso al nostro nucleo più profondo. In questa danza sottile tra ciò che finisce e ciò che nasce, ogni esistenza cerca la propria forma, il proprio suono, il proprio respiro. Come nel caleidoscopio, dove ogni frammento — spezzato, irregolare, disperso — trova armonia solo nella rotazione continua.
E alla fine, nel bianco, non c’è assenza, ma unione: l’incontro di tutti i colori, la loro coesistenza silenziosa.
È lì che la dissoluzione si ricompone nella luce.
È lì che la risoluzione non appare come risposta, ma come presenza piena. Un luogo in cui finalmente, senza più resistere, possiamo semplicemente essere.

Graziana Grassini, Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta

Capitolo 1: Stratificazione

L’annata 2023 è stata concepita come un viaggio attraverso nuovi codici. Per questo il prodotto presenta una narrazione unica, che si sviluppa all’interno dello spazio, proponendo visioni ed esplorando questioni diverse tra loro, a partire dai monocromi. Il colore inteso come materia. Il colore come idea. Il colore come viaggio. Il colore come sogno. Rosa. Azzurro. Giallo. Rosso. Verde. Turchese. A partire da essi, si è lavorato per raffigurarli come superfici cangianti, preziose e magiche, traslate nel contesto moderno, utilizzando un preciso lavoro di dedita e ardita tessitura. Il metodo e la scienza per raggiungere la forma, per esaltare il sogno. Il lavoro che è stato effettuato sulla materia è stato l’amplificazione della stratificazione. Questa nuova intuizione è raffigurata dall’esaltazione dei sensi. Si  è lavorato sugli opposti e sugli estremi per esaltarne il risultato finale, per trovare un equilibrio di diverse visioni, tutte concentriche, volte al raggiungimento della perfetta percezione sensoriale. Questa visione, sinonimo di eleganza moderna e di leggerezza classica, è controbilanciata da una fitta e ricca trama materica, come gli elementi geometrici complementari e perfetti dell’arte modernista. Il preciso lavoro si è concentrato su un ricco e variegato repertorio, organizzando in maniera determinata percezioni ed emozioni che portano con coraggio, precisione e determinazione a sensazioni e sapori netti, distinti, precisi, che si mescolano tra di loro in un ricco percorso di memoria. Ed è proprio la memoria che si vuole stimolare. La memoria delle emozioni e del viaggio. Abbiamo lavorato sommando elementi apparentemente diversi, a volte forse anche frivoli, legandoli scientificamente tra di loro per generare una nuova idea, precisa e determinata. I particolari didattici si relazionano con un monocromo preciso, il cui colore richiama un elemento del momento vissuto. Ed è lì davanti all’essenza del prodotto che cerchiamo di orientarci, da soli, senza ausilii. Questo approccio ci fa meditare, ci richiama alla memoria precise idee. Ci fa riflettere sul mondo e sui modelli contemporanei per proporre nuovi immaginari collettivi di natura e bellezza. Misura. Percezione. Immaginazione. Proprio nel momento dell’analisi, si aprono scorci improvvisi attraverso la stratificazione sensoriale. Il ripetersi persistente degli elementi si armonizza in maniera inaspettata. Inebria. Ripercorre istanti di vissuto. Racconta il viaggio e l’adesso. Memoria. Sensi. Immaginazione. Scienza. Viaggio.

Graziana Grassini, Davide Zoppi, Giuseppe Luciano Aieta